Capoeira

Capoeira

Le origini della capoeira risalgono circa a 500 anni fa, alle comunità di schiavi neri del Brasile. Costretti a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, incatenati ai polsi, essi inventarono una forma di autodifesa senza contatto espressa sotto forma di danza, per potersi difendere dai soprusi dei padroni attraverso una lotta prevalentemente incentrata sulla forza e l’agilità delle gambe.

Samba e musica servivano per mascherare tale forma sovversiva, nascondendo ai padroni le loro reali intenzioni. Attualmente gli elementi di danza e le percussioni sono parte integrante di quella che ormai è considerata una vera e propria disciplina.
Dopo aver formato un cerchio, la “roda”, si comincia suonare uno strumento a corde tipico del Brasile, il “birimbao” : il cantante solista inizia a cantare il primo verso e gli altri componenti del gruppo gli rispondono in coro. Due capoeristi cominciano lo spettacolo, sferrando un vasto numero di colpi con varie parti del corpo.
Forza muscolare, flessibilità delle articolazioni ed una straordinaria rapidità dei movimenti consentono a questa straordinaria forma di danza di divenire un potente mezzo di difesa e di attacco. Il movimento fondamentale è il dondolamento, definito “ginga”: serve per distrarre l’avversario attraverso un perfetto coordinamento dei movimenti, dolci e flessibili come quelli di un ballerino, tanto da confondere chiunque non sia a conoscenza delle tecniche di capoeira.
I colpi di base sono l’ “au” (che in brasiliano significa “stella”), una sorta di ruota; la “rasteira”, una specie di sgambetto che tende a disorientare l’avversario; e la “cabeçada” (che significa letteralmente “tesata”). Più complessi da definire, ma altrettanto importanti, sono i “rabo de carraia”, “chapa de frente”, “chapa de costas”, “meia lua”, “cutilada de mão”, etc.
Il gruppo musicale conferisce al gioco della capoeira incanto e misticismo, segnando il ritmo lento o rapido del “jôgo” (l’esibizione). Il berimbau è formato da un bastone di legno che tiene in tensione un filo metallico: posta alla sua estremità, una zucca aperta da un lato serve da cassa armonica. Con una mano si percuote il filo adoperando un apposita bacchetta; con l’altra si tiene in posizione l’arco musicale, sorreggendo anche un sasso (o una moneta) che, contrapponendosi ai colpi della bacchetta, produce le variazioni del ritmo e della melodia. La mano che tiene la bacchetta, spesso sorregge il “caxixi”, un cesto di vimini con una base di zucca e contenente dei semi.
Il suono del berimbau, oltre a rendere piacevole l’esibizione, svolge una funzione fondamentale: aumenta le energie dei capoeiristi. Le melodie, infatti, non seguono una metrica precisa, rispecchiano piuttosto i sentimenti e gli stati dell’animo di partecipanti e spettatori. Ogni verso, cantato da un solista, viene poi ripreso da un coro, che ne ripete spesso solo l’ultima parola.

Sono sempre di più le persone che si avvicinano alla capoeria: per apprendere le sue tecniche di auto-difesa o semplicemente come gioco, come forma di danza, ma anche solo per tenersi in forma attraverso vari esercizi di ginnastica acrobatica.

 
 
 

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