AIDS

AIDS

L’Aids è la sindrome da immunodeficienza acquisita provocata dall’HIV, il virus dell’immunodeficienza umana. Il periodo di incubazione varia dai 2 mesi ai 6-10 anni. Una volta diagnosticato, l’aids è considerato mortale: non esistono ancora cure efficaci né vaccini, le misure terapeutiche più importanti consistono nel combattere ed evitare le infezioni.

L’aids non è presente in tutti gli individui infettati dal virus HIV: la percentuale delle persone la cui condizione progredisce fino alla malattia cambia a seconda dei vari diversi paesi e dei diversi gruppi a rischio: omosessuali e maschi bisessuali e coloro che fanno uso di droghe adoperando aghi e siringhe non sterili, eterosessuali che hanno contatti con persone infette, i figli di madri infette e le persone sottoposte a trasfusione di sangue infetto.

Il virus infetta una cellula chiamata linfocita T4 (o linfocita T-Helper), essenziale per il corretto funzionamento dei meccanismi immunitari. Molte persone infette non presentano i sintomi della sindrome, sono quindi “portatori asintomatici”: l’esame medico può rivelare comunque alcune anomalie, sopratutto ingrossamento dei linfonodi. Se invece soffrono di sintomi vaghi, quali dimagrimento, febbre, sudori e diarrea inspiegabile, vengono definite affette dal complesso correlato all’aids (arc-aids related complex).

Nella sua forma più grave, l’aids interferisce con il sistema immunitario predisponendo l’individuo a molteplici infezioni e a tumori maligni, come il sarcoma di Kaposi, il linfoma cerebrale, herpes simplex e zoster, tubercolosi, polmonite da pneumocisti, salmonellosi, infezioni da citomegalovirus, toxoplasmosi, diarrea provocata da cryptosporidium isospora, candidiasi, strongiloidosi, criptococcosi etc. L’HIV può colpire anche il cervello, provocando diverse malattie neurologiche che possono generare uno stato di demenza.

L’HIV è presente nel sangue, nello sperma maschile e nelle secrezioni tipiche dell’apparato genitale femminile, nella saliva, nelle lacrime, nei tessuti nervosi e nel latte materno. E’ comunque stato dimostrato che l’infezione si trasmette solo attraverso il sangue e lo sperma. La trasmissione del virus, pertanto, può avvenire attraverso il contatto sessuale (pene-ano, pene-vagina, pene-bocca), il contatto sangue-sangue infetto (attraverso trasfusioni od uso del medesimo ago dei tossicodipendenti) ed, infine la procreazione di una madre infetta. L’infezione non può avvenire con il semplice contatto della pelle (ove non siano presenti ferite aperte), respirando la stessa aria od usando le stesse posate.

Per verificare un’eventuale infezione da HIV, si pratica un test immunoenzimatico chiamato ELISA: vengono ricercati gli anticorpi anti-HIV attraverso l’esame di un campione di sangue. Un risultato positivo indica un’esposizione al virus.
Per conferma in caso di positività all’ELISA si pratica un test di immunofluorescenza, il WESTERN BLOT: si esegue la ricerca dell’antigene o del virus sul materiale bioptico prelevato direttamente dal tessuto infetto (o su un liquido prelevato da esso). Negli individui che hanno avuto contatto con il virus molto recenti, l’esame potrebbe risultare negativo: in questo caso è opportuno ripetere il test dopo 6 mesi.

 
 
 
 
 

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